Femminile

Joya

Marca
Myrurgia
4.26 de 5
66 votos

Acordes principales

Descripción

Joya di Myrurgia è un profumo della famiglia olfattiva floreale aldeidico per donne, lanciato nel 1950. La sua composizione, opera del suo creatore, si dispiega in una piramide olfattiva dove le note di testa includono aldeidi, limone, bergamotto, mandarino e lime; il cuore è formato da ylang-ylang, gelsomino, iris, rosa, garofano, giglio del valle e giglio; mentre le note di fondo rivelano sandalo, vaniglia, benzoè, ambra grigia, cannella, muschio e fava tonka.

Resumen rápido

Cuándo llevarla (votos)

  • Invierno 33%
  • Primavera 21%
  • Verano 9.0%
  • Otoño 37%
  • Día 55%
  • Noche 45%

Notas clave

Comunidad

66 votos

  • Positivo 91%
  • Negativo 6.1%
  • Neutral 3.0%

Pirámide olfativa

Estructura completa de la fragancia: de la salida al fondo.

Comunidad

Qué dicen los usuarios sobre propiedad, preferencia y mejor momento de uso.

Propiedad

¿La tienen, la tuvieron o la quieren?

Uso recomendado

Estación y momento del día con más votos.

Dónde comprar

Compara tiendas verificadas para Joya y elige según envío, precio o disponibilidad.

Amazon

Amazon

Envío rápido

Entrega rápida y política de devoluciones conocida.

Ideal si priorizas velocidad y disponibilidad.

Ver en Amazon
eBay

eBay

Más opciones

Más opciones de precio, formatos y vendedores.

Útil para comparar alternativas antes de decidir.

Ver en eBay

Características

Resumen de votos sobre longevidad, estela, género y percepción de precio.

Longevidad

Escasa

Débil

Moderada

Duradera

Muy duradera

Estela

Suave

Moderada

Pesada

Enorme

Género

Femenino

Unisex femenino

Unisex

Unisex masculino

Masculino

Precio

Extremadamente costoso

Ligeramente costoso

Precio moderado

Buen precio

Excelente precio

Reseñas

Experiencias reales de la comunidad sobre uso diario, rendimiento y estela.

Para dejar una reseña necesitas iniciar sesión.

22 reseñas

Mostrando las más recientes primero.

  • È stato il profumo di mia madre per anni; mi avvicinavo al suo comodino e annusavo tutti i flaconcini. Immagino che il ricordo che ho non sia più reale, peccato.

  • Marinagzzz

    Per me questo profumo trasporta a decenni passati. Elegante e con uno scia magnificamente curata e elaborata. Diversi anni fa scoprii che nella casa dei miei nonni erano ancora conservati diversi flaconi da 200 ml e rimasi impressionata nel constatare che la fragranza era rimasta intatta. Adoro il suo aroma saponoso e signorile. Se a qualcuno interessa, dato che personalmente è un gradevole profumo di nostalgia, ne abbiamo uno riservato per la vendita, poiché per tutta la mia famiglia ne abbiamo tenuti gli altri come gioielli in casa.

  • Questa colonia vintage made in Spain ti trasporta a decenni passati, direi anni ’50 o ’60. Ben curata, elaborata e con una piramide olfattiva piuttosto complessa. Mi ricorda moltissimo Opium Eau Toilette, la nuova riformulazione. Nelle sue note spiccano molto il garofano e la cannella a tonnellate, mentre la vaniglia è quasi impercettibile. Non sembra affatto un profumo spagnolo, dove ci si aspetta qualcosa di più critico, morbido e floreale.

  • Per me ‘Joya’ è sinonimo di nostalgia. Quando mia madre aveva 14 anni si trasferì a Barcellona per lavorare insieme alla sorella maggiore, per aiutare mia nonna. Lì trovò lavoro in una profumeria, sotto la tutela della coppia che gestiva il negozio. Quando, dopo diversi anni, poterono tornare, i proprietari della profumeria regalarono a mia madre un flacone da 200 ml di ‘Joya’ di Myrurgia. Da quel momento, quel profumo divenne parte della storia delle donne della mia famiglia, soprattutto di quella di mia madre e di mia nonna. Poco più di un anno fa sono riuscita a procurarmi una scatola di questa ‘Joya’. Rimasi impressionata nel constatare che la fragranza era ancora intatta. Adoro il suo aroma saponoso e signorile. È elegante, femminile e prezioso. Per i gusti olfattivi attuali, forse questo profumo è obsoleto e risulta estremamente vintage, ma a me piace. Sarà sempre con me… sarà sempre nei miei ricordi d’infanzia… e mi accompagnerà sempre quando avrò bisogno di guardare indietro. Con solo alcune gocce sul mio polso, mi trasporta in tempi meravigliosi e lontani.

  • Psicostasis

    Sono riuscita a provarlo perché il mio partner ha un flacone abbandonato da qualche parte a casa. L’apertura non mi piace affatto: è un aroma saponoso erbaceo eccessivamente muschiato, quello che comunemente si definisce ‘odore di nonno’. Tuttavia, una volta essiccato, prendono il sopravvento gli ambri dolci, le aldeidi floreali, tutto molto liquido, molto cremoso, molto fluido e molto equilibrato. Sono presenti anche alcune spezie calde sottili che lo rendono un profumo molto rassicurante. Non mi impazzisce, ma credo sia un po’ pesante; mi piace molto però il tipo di vaniglia che compare qui, che è marcatamente amara e medicinale.

  • Amarilisbelladona

    Mi è sempre piaciuto questo profumo, è un peccato che sia scomparso definitivamente, qualcosa che non capirò mai. Aveva clienti fedeli di una vita e piaceva alla generazione successiva che sicuramente lo avrebbe comprato, alcune abitualmente, altre anche se di tanto in tanto e altre per pura nostalgia, e sono sicura che rapidamente avrebbero conquistato nuove adepti come è successo con Tabù e ora con Maja, che solo per il packaging già si ha voglia di possederlo e poi si usa e si piace. La donna che usava Joya non era come quella che usava Tabù o Maderas de Oriente, che avevano un profilo più moderno. A me Joya profuma di donne della Spagna profonda, di signore anziane e non troppo, vestite con l’abito di un’epoca oscura, tutte uguali, come se si trattasse di un’uniforme, come se volessero trasmettere qualcosa, appartenere a qualcosa, rivendicare qualcosa o riconoscersi e comunicare tra loro come pari, in silenzio o come se volessero tutto questo insieme e raccontare una storia, quella di una guerra che non potevano dimenticare. E pur vivendo nel pieno centro della città, l’abbigliamento era lo stesso di quel villaggio più remoto della Spagna, e la guerra e il dopoguerra le avevano rese uguali, donne dure e austere. Erano la cosa più simile a ciò che oggi chiamiamo ‘tribù urbana’, con la chiesa come luogo di ritrovo nei loro villaggi o quartieri. Indossavano tutti un lutto rigoroso ed eterno perché tutte avevano un familiare defunto o scomparso; non necessariamente il marito. L’abito: un vestito completamente nero o gonna e giubbotto, lungo fino alla metà della gamba, sempre con il grembiule nero sopra, di quelli alla vita senza pettorale, con una tasca nascosta, chiusa con cerniera, da cui tiravano le monete da cinque e dieci duros che distribuivano ai nipoti e ai pronipoti la domenica; calze nere di cotone fitte, zoccoli o scarpe piatte tipo scarpine nere da casa, capelli bianchi, raccolti in un alto chignon a spirale, molto caratteristico. L’unica nota di colore la dava un fazzoletto al collo stampato in toni spenti, fissato con un cammeo. L'”uniforme” era uguale per ricche e povere, la differenza stava nelle gioie che portavano la domenica per andare a messa: le più agiate portavano orecchini di perle, collana di perle, un mezzo bracciale d’oro o un bracciale con monete d’oro pendenti, isabeline e/o Alfonsine e l’anello di fidanzamento; le meno agiate il loro anello di nozze, il loro bracciale, i loro orecchini d’oro e le perle Majorica che compravano a quelle donne che vendevano gioielli a rate e a fiducia porta a porta perché allora valeva la parola. Escevano in strada a loro piacimento senza che nessuno le indicasse, erano tra le poche donne realmente padrone della loro vita e lì andavano loro con il portafoglio ben stretto sotto il braccio, passeggiando profumate con Joya. Le più anziane con un bastone con il pomello in argento e le iniziali incise; lo avessero bisogno o no, il bastone non mancava; era parte dell’abbigliamento; io ho sempre pensato che lo portassero per caso dovessero dare una sculacciata a qualcuno e che erano donne di ferro, come il loro profumo. Mia nonna paterna era così, il prototipo perfetto di donna Joya, quasi da libro di storia ed è stata tutta la sua vita fedele al suo abbigliamento e al suo profumo. Ricordo che era un profumo accessibile a tutti i portafogli, la bottiglia facettata come una gemma, la fraganza forte, floreale, piccante e molto duratura perché si sentiva dall’abbraccio del mattino quando arrivava la domenica a casa con i miei sedici cugini fino all’abbraccio di addio alle dieci di sera. La sua camera e il suo camerino profumavano a Joya e quando passavo vicino sentivo la sua scia, era un profumo potente come lei, una donna di un metro e ottanta, occhi azzurri trasparenti, lo sguardo freddo che sembrava potesse leggere i tuoi pensieri. Mi ricordo perfettamente del suo odore, io e le mie cugine entravamo furtivamente nella sua camera e lì c’era il flacone di Joya sopra il suo comodino su un vassoio di porcellana accanto al barattolo di crema Pons e a uno specchierino di legno e madreperla, tutto molto ben disposto. Ci piaceva mettere qualche goccia e mia nonna faceva sempre finta di non accorgersene. Anni dopo mi sono resa conto che Joya aveva segnato i miei gusti olfattivi più di quanto pensassi, di fatto condivideva con il mio profumo preferito, Fendi, quattordici note: Bergamotto, mandarino, limone, aldeidi, garofano, rosa, ylang-ylang, giglio del bosco, sandalo, spezie, fava tonka e ambra. Fino a qualche anno fa ho avuto un flaconcino con cui giocavano mie figlie, finché non è scomparso, l’ho voluto comprare ma non l’ho mai trovato a un prezzo coerente. Speriamo lo riportino sul mercato esattamente come era, ci sarà sempre chi saprà apprezzarlo, io la prima.

  • Amarilisbelladona

    A me questo profumo è sempre piaciuto, è un peccato che sia definitivamente scomparso, qualcosa che non capirò mai. Aveva le sue clienti fedeli da sempre e piaceva alla generazione successiva che probabilmente l’avrebbe comprato, alcune abitualmente, altre anche se di tanto in tanto e altre per nostalgia; sono sicura che rapidamente avrebbero guadagnato seguaci come è successo con Tabù e ora con Maja, che solo per la presentazione si ha voglia di averlo e poi lo si usa e si piace. La donna che usava Joya non era come quella che usava Tabù o Maderas de Oriente, che avevano un profilo più moderno. A me Joya profuma di donne della Spagna profonda, delle signore anziane e non troppo, vestite con l’abbigliamento di un’epoca oscura, tutte uguali, come se fosse un uniforme, come se volessero trasmettere qualcosa, appartenere a qualcosa, rivendicare qualcosa o riconoscersi tra loro come uguali, in silenzio o come se volessero tutto questo insieme e raccontare una storia, quella di una guerra che non potevano dimenticare. Anche vivendo nel pieno centro della città, l’abbigliamento era lo stesso di quello del villaggio più remoto della Spagna, e la guerra e il dopoguerra le avevano rese uguali, donne dure e austere. Erano il più vicino a ciò che oggi chiamiamo una “tribù urbana”, con la chiesa come luogo di ritrovo. Vestivano tutte di rigoroso e eterno lutto perché tutte avevano qualche familiare deceduto o scomparso; non doveva essere necessariamente il lutto del marito. L’abbigliamento: un vestito completamente nero o gonna e mantello lungo fino alla metà della gamba, sempre con il grembiule nero sopra, di quelli alla vita senza pettorale, con una tasca nascosta, chiusa con cerniera, da cui tiravano le monete da cinque e dieci duros che distribuivano ai loro nipoti e pronipoti la domenica; calze nere di cotone fitte, zoccoli o scarpe piatte tipo scarpine nere, capelli bianchi raccolti in un alto chignon a spirale, molto caratteristico. L’unica nota di colore la dava un fazzoletto al collo stampato in toni spenti, fissato con un cammeo. L'”uniforme” era uguale per ricche e povere, la differenza stava nelle gioie che portavano la domenica per andare a messa: le più agiate portavano orecchini di perle, collare di perle, una mezza canna d’oro o una braccialetto con monete d’oro pendenti, isabeline e/o Alfonsine e l’anello di fidanzamento; le meno agiate la loro fede, il loro braccialetto, i loro orecchini d’oro e le perle Majorica che compravano a quelle donne che vendevano gioielli a rate e a fiducia porta a porta perché allora la parola valeva. Escevano per strada a loro piacimento senza che nessuno le indicasse, erano tra le poche donne realmente padrone della loro vita e lì andavano loro con il portamonete ben fissato sotto il braccio, passeggiando profumate con Joya. Le più anziane con un bastone con il pomello in argento e le iniziali incise; lo avessero bisogno o no, il bastone non mancava; era parte dell’abbigliamento; io ho sempre pensato che lo portassero nel caso dovessero dare una sculacciata a qualcuno e che erano donne di armi, come il loro profumo. Mia nonna paterna era così, il prototipo perfetto di donna Joya, praticamente da libro di storia, ed è stata tutta la sua vita fedele al suo abbigliamento e al suo profumo. Ricordo che era un profumo accessibile a tutti i portafogli, il flacone facettato come una gemma, la fragranza forte, floreale, piccante e molto duratura perché si sentiva dall’abbraccio del mattino quando arrivava la domenica a casa sua con i miei sedici cugini fino all’abbraccio di saluto alle dieci di sera. La sua stanza e la sua stanza da cucina profumavano di Joya e quando passavo vicino a lei sentivo la sua scia, era un profumo potente come lei, una donna di un metro e ottanta, occhi azzurri trasparenti, lo sguardo freddo che sembrava potesse leggere i tuoi pensieri. Mi ricordo perfettamente del suo odore, io e le mie cugine entravamo furtivamente nella sua stanza e lì c’era il flacone di Joya sopra il suo comodino su un vassoio di porcellana accanto al barattolo di crema Pons e uno specchierino di legno e madreperla, tutto molto ben disposto. Ci encantava metterne qualche goccia e mia nonna faceva sempre finta di non accorgersene. Anni dopo mi sono resa conto che Joya aveva segnato i miei gusti olfattivi più di quanto pensassi, di fatto condivideva con il mio profumo preferito, Fendi, quattordici note: Bergamotto, mandarino, limone, aldeidi, garofano, rosa, ylang-ylang, giglio del bosco, sandalo, spezie, fava tonka e muschio. Fino a qualche anno fa avevo un piccolo flacone con cui giocavano mie figlie, finché non si è perso, l’ho voluto comprare ma non l’ho mai trovato a un prezzo coerente. Speriamo lo facciano uscire di nuovo esattamente come era, ci sarà sempre qualcuno che saprà apprezzarlo, io la prima.

  • Ho un piccolo flacone della mia amica e lo conservo con tanto affetto. Il suo Anouk e il suo Joya sono rimasti e la ricordo attraverso questi due profumi. Si nota molto che Joya aveva ambizioni di essere una versione più accessibile ed economica del Nº5 ma sentite, non ha nulla da invidiarle. È più fresca e leggera, con un tocco citrico molto gradevole. L’ylang-ylang c’è anche lui proprio al centro e beh, tenendo conto che il mio flacone probabilmente ha più di 40 anni… si è conservato splendidamente quindi qui ci sono ottimi ingredienti. Vintage, classica, bellissima e squisita. Anouk era per tutti i giorni e Joya la usava per occasioni speciali. Un bacio amica.

  • Ho un flaconcino di mia nonna che conservo con tanto affetto. Il suo Anouk e la sua Joya sono ancora lì e mi ricordano di lei. Si nota che Joya voleva essere una versione più economica del Nº5, ma guarda, non ha nulla da invidiarle. È più fresca e leggera, con un tocco agrumato delizioso. L’ylang-ylang è al cuore e, considerando che il mio flacone ha più di 40 anni… si è conservato benissimo, quindi gli ingredienti sono ancora di prima qualità. Vintage, classica, bellissima e squisita. Anouk era per tutti i giorni e Joya per le occasioni speciali. Un bacio, nonna.

  • Naniferreiro

    Rimembranze dell’infanzia, profumo della mia amata nonna Trinidad che non c’è più nella mia vita ma resta nel mio cuore. JOYA e FARALA erano i suoi profumi preferiti e le mie papille gustative ricordano ancora quei profumi che mi fanno pensare a lei.

  • “Ieri sera ho sognato di tornare a Manderley”. Ricordo sempre Carmen e le mie vacanze estive d’infanzia nel paese della mia madre. Era una donna matura, di carattere forte, che mi ricordava la tabaccaia di ‘Amarcord’ di Fellini, con il suo maglione rosa di angora aderente alle sue forme generose. Carmen era materna e sorridente, sicura di sé e ‘andava avanti’; femminista a modo suo, indipendente e single per vocazione; desiderosa di catturare l’attenzione degli uomini senza però spingersi oltre, per pura coquetterie. Conoscevo il segreto del suo cuore, il suo unico amore impossibile verso un uomo sposato del paese a cui rimase fedele per tutta la vita, a differenza del signore in questione, un donnaiolo senza scrupoli (e che io odiavo tanto quanto Carmen lo amava). Mi piaceva quella donna che emanava sessualità e maternità senza praticare nessuna delle due cose. Non credo fosse repressa; semplicemente aveva fatto una scelta e la rispettava alla lettera. Ricordo di essere entrata da bambina diverse volte in casa sua e di aver visto il flacone di JOYA di MYRURGIA, sopra un piccolo tappeto rotondo di lana bianca che lei stessa aveva lavorato a maglia come portagioie. Lo usava la domenica e nelle feste patronali e la scia che lasciava dietro di sé era inconfondibile. Altre donne del paese usavano lo stesso profumo, ma a nessuna puzzava di JOYA come puzzava a Carmen. I profumi non odorano uguali su tutte le persone e perché JOYA puzzasse di JOYA, bisognava essere Carmen. Più tardi ho conosciuto il N°5 di CHANEL e mi sono resa conto che JOYA era il nostro N°5 del dopoguerra. Ma mi sono anche resa conto che JOYA funzionava da solo. Se rivedo le note di entrambi i profumi, le somiglianze sono enormi. Entrambi sono l’essenza di un Chypre Florale Aldeidico che non si produce più. L’esplosione aldeidica di entrambe le fragranze è proverbiale. Il mio amore per gli aldeidi viene, senza dubbio, da Carmen e da JOYA. La potenza agrumata che segue agli aldeidi è simile in entrambi: bergamotto, arance e limoni amari e taglienti. Ma l’apoteosi floreale si trova solo in un profumo di sintesi: la natura non possiede aromi di questa portata, che stupirebbero persino gli insetti. Rosa, ylang-ylang, gelsomino, giglio, muschio di betonica e garofano compongono un bouquet condensato così intenso che una notte di passione sotto i suoi effluvi dovrebbe rendere incosciente anche l’amante più esperto. L’intensità chypre rafforzata dalla benzoina, dai chiodi di garofano, dal vetiver, dal muschio, dal patchouli e dall’assafetida, le conferisce un fondo dove riposano gli intensi aromi floreali come le passioni riposano dopo l’estasi amorosa. Quando torno in paese al crepuscolo, sento il fruscio di tacchi lontani e torno sui miei passi, aspettando di rincontrarmi nuovamente con Carmen e il suo inconfondibile e intenso aroma.

  • Mi è costato molto trovare questo colonia, ma grazie a una ragazza la cui nonna lo usava e lo trovava troppo forte, sono riuscita a comprarlo a un prezzo quasi simbolico. Arrivava in una scatola con un sapone profumato che ora trovo tra le mie lenzuola. Il tempo le è stato indulgente e posso ancora intravedere la fragranza che mia madre usava la domenica e nelle feste patronali. Per uso quotidiano usava Vanderbiltz e questo lo teneva da parte per le occasioni speciali. Una bellissima esplosione di aldeidi esplode nel mio viso al primo utilizzo, percependo freschi accenni di bergamotto e mandarino. Pochi momenti dopo percepisco la purezza dei gigli, del gelsomino, dell’ylang-ylang e un pizzico di garofano. Poco alla volta emergono le note di fondo, una bella vaniglia leggermente talcata con riflessi di benzoino, cannella e una tonka aromatica, che la configurano come una fragranza calda, radiosa e piena di luce. Il suo aroma è intenso e dolce. Molto classico e femminile. Un odore fresco e raffinato. Una fragranza atemporale che mi fa tornare al passato, quando ero bambina, e sono sicura che persiste nella memoria di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di percepirla anche solo una volta. Ricordo che durava tantissimo, sulla roba non ve lo dico. Mia madre prendeva il suo barattolo, che non aveva lo spruzzino, metteva il suo indice sul collo della bottiglietta e con appena qualche goccia, lo passava sui lobi delle orecchie, sul collo, sul décolleté e sui polsi. Quello era il suo rituale. Io sapevo già che quel giorno andavamo a messa, al lungomare e a mangiare in una trattoria, e tante volte quanto la abbracciassi, percepivo quel caldo aroma che si mescolava a quello del suo corpo per tutto il giorno. Ancora oggi me lo sono applicato e ha durato più di 5 ore sulla mia pelle. Per ogni epoca, tranne nei giorni più caldi dell’estate. Era una fragranza molto economica e la compravamo nell’unica drogheria del paese, in quegli anni. Il suo flacone mi sembrava prezioso. Una bottiglia di vetro piuttosto spessa e pesante, intagliata a forma di diamante che io custodivo gelosamente una volta svuotata, per poterla annusare ogni volta che la aprivo. Esisteva in diverse presentazioni: con uno spruzzino a pompon, con fazzoletti o con saponi. In scatola o in scatole rivestite di raso. Era una fragranza molto popolare, al pari delle sue sorelle, Maderas de Oriente, Embrujo, Maja, Tabú… una febbre aromatica orientale che sconvolse la Spagna da capo a piedi in quegli anni. Mi è piaciuto tantissimo rincontrarla. Una vera delizia. Lo sto godendo da qualche giorno, il flacone sta già scendendo, così lo metterò sulla mia mensola di oggetti preziosi e rari, sperando che duri per tutta la vita…

  • Mi è costato trovare questa colonia, ma grazie a una ragazza la cui nonna la usava e le sembrava troppo forte, sono riuscito ad acquistarla a un prezzo quasi simbolico. Veniva in una scatola con un sapone profumato che ora trovo tra le mie lenzuola. Il tempo le è stato indulgente e posso ancora intravedere la fragranza che mia madre usava la domenica e nelle feste di precetto. Per uso quotidiano usava Vanderbiltz e questa la teneva per occasioni speciali. Una bellissima esplosione di aldeidi esplode nel mio viso quando la applico per la prima volta, percependo freschi accenti di bergamotto e mandarino. Pochi momenti dopo percepisco la pulizia delle gigli, gelsomino, ylang-ylang e un pizzico di garofano. Poco alla volta appaiono le note di fondo, una bella vaniglia leggermente talcata con bagliori di benzoì, cannella e una aromatica fava tonka, che la configurano come una fragranza calda, radiosa e piena di luce. Il suo aroma è intenso e dolce. Molto classico e femminile. Un odore fresco e raffinato. Una fragranza atemporale, che mi fa tornare indietro nel passato, quando ero bambina e sono sicura che perdura nella memoria di tutti quelli che hanno avuto la fortuna di percepirla anche solo una volta. Ricordo che durava tantissimo, sulla roba non ve lo dico. Mia madre prendeva il suo barattolo, che non aveva l’atomizzatore, e metteva il suo indice sul collo della bottiglietta e con appena qualche goccia, lo passava sui lobi delle orecchie, collo, scollo e polsi. Quello era il suo rito. Io già sapevo che quel giorno andavamo a messa, al lungomare e a mangiare in una trattoria, e tante volte quanto la abbracciassi, sarei percepita quella calda fragranza che si mescolava all’odore del suo corpo per tutto il giorno. Ancora oggi, me l’ho applicata ed è durata più di 5 ore sulla mia pelle. Per ogni epoca, tranne nei giorni più caldi dell’estate. Era una fragranza molto accessibile e la compravamo nell’unica drogheria che c’era nel paese, in quegli anni. Il suo flacone mi sembrava prezioso. Una bottiglia di vetro piuttosto spessa e pesante, intagliata a forma di diamante e che io custodivo gelosamente una volta vuota, per poterla annusare ogni volta che la aprivo. Aveva diverse presentazioni: con un atomizzatore a forma di piumino, con fazzoletti o con saponi. In scatola o in scatole rivestite di raso. Era una fragranza molto popolare, al pari delle sue sorelle, Maderas de Oriente, Embrujo, Maja, Tabù… una febbre aromatica orientale che ha scosso la Spagna dall’alto in basso in quei tempi. Mi è piaciuto tantissimo rincontrarla. Una vera delizia. La sto godendo da qualche giorno, ormai il flacone sta scendendo, quindi la metterò sulla mia

  • Meraviglioso. Sono cresciuta ascoltando dire quanto puzzasse Joya, nauseabonda e volgare. A me è sempre affascinata. Inoltre, tutte le donne anziane che ho conosciuto avevano il loro flaconcino nel comodino. Non c’è niente di meglio che camminare per strada d’inverno, con l’aria fredda, e sentire un bel profumo di Joya moltiplicato per quattro o cinque signore anziane che escono dalla messa o vanno a prendere un caffè con il latte a metà pomeriggio. È un aroma adorabile, materno, femminile e delicato. Per me Joya profuma di mani di donna anziana, lavorate ma morbide per la crema notturna, di piatti deliziosi, di camini accesi, di Natale, di vestiti di una volta ben stirati e puliti, di una foto antica con dedica, di dormire con gli angeli. Un profumo umile e meraviglioso, profumo di famiglia.

  • Spartaco e Chelo 1: Si sente come se le vostre parole uscissero da quel angolo del cuore che custodisce i ricordi più teneri e indelebili. Auguri!

  • Meraviglioso. Sono cresciuta sentendo dire quanto peggio odiasse Joya, quanto fosse svenevole e volgare. A me è sempre sembrato affascinante. Inoltre, tutte le donne anziane che ho conosciuto avevano il loro flaconcino sul comodino. Non c’è nulla di meglio che camminare per strada d’inverno, con l’aria fredda, e sentire un bel profumo di Joya moltiplicato per quattro o cinque anziane che escono dalla messa o vanno a prendere un caffè con il latte a metà pomeriggio. È un aroma adorabile, materno, femminile e delicato. Per me Joya profuma di mani di donna anziana, lavorate ma morbide grazie alla crema notturna, di piatti deliziosi, di camini accesi, di Natale, di vestiti di una volta ben stirati e puliti, di una vecchia foto con dedica, di dormire con gli angeli. Un profumo umile e meraviglioso, odore di famiglia.

  • JOYA Myrurgia: I gioielli durano, ma questa JOYA DE MYRURGIA è finita nell’armadio dei ricordi… Spero che un giorno torni fuori. Il flacone, all’inizio, sembra una gemma gialla intagliata; il colore del sole e dei campi di grano, il paesaggio della mia infanzia in Castiglia. Non l’ho mai usata, ma ha fatto parte della mia vita. Quei giorni di festa, con i miei campi di grano e i papaveri. Ricordo mia madre la domenica truccata a settant’anni, con i capelli arricciati e perle al collo. Indossava un abito giacca verde bottiglia, bellissima, con quel gesto mentre si truccava le labbra al carminio. La guardavo dall’alto dello specchio sapendo che il finale del rituale sarebbe stato il suo profumo, la sua JOYA definitiva. Maggio/18: Aggiungo una recensione: recentemente ho trovato un tester dell’EDT. Sono felicissima. Finalmente potrò usarla anch’io. La riservo per i tramonti e le sere d’autunno e d’inverno. Il suo aroma mi avvolgerà dolcemente in un manto caldo. Ho anche comprato un altro flacone per mia madre e le ho rubato un sorriso regalandoselo.

  • Joya de Myrurgia è probabilmente il profumo femminile spagnolo più piangente dopo la scomparsa di questa casa che ha reso veri best-seller accessibili per un secolo. Joya è una fraganza vintage avvolgente. Più che sedurre, impregna l’aria con un bacio fraterno. La sua armonia e delicatezza risiedono nella sua quotidianità. Le nostre madri o nonne la usavano per vestirsi elegantemente. Era un profumo a cui tutti potevano accedere e di qualità superiore al prezzo, come quasi tutte le creazioni di Myrurgia, azienda assorbita da Puig. La donna che la usi, anche se non si trova più in negozio, sentirà l’eternità di una fraganza che si eleva sulle mode per glorificarsi con la sua aura affascinante. Un diamante levigato del passato che continua ad avere il fascino di un’epoca dove indossare un profumo era un segno di carisma e fedeltà a un aroma.

  • È il profumo di mia nonna. Se dovessi scegliere tra mettere questi profumi di frutta di moda o questo, senza dubbio sceglierei Joya. Mi piace se ne metto poco, mi risulta gradevole ora che fa freddo.

  • L’odore della mia nonna, ma se dovessi scegliere tra le fragranze di moda e questa, sceglierei senz’altro Joya. Mi piace se ne metto un po’, è gradevole ora che fa freddo.

  • Leggendario, mitico, uno dei classici della profumeria spagnola, il profumo delle nostre zie e persino delle madri delle nostre zie. Forte, tra l’additivo e il repulsivo, odore di vecchie ma nel miglior senso del termine.